Cultura, pubblico dominio e… pirati
Un’opera si dice di pubblico dominio nel caso in cui il diritto d’autore (copyright) sia scaduto o assente. Ma quando scade il diritto d’autore? In quasi tutto il mondo, salvo sporadiche eccezioni, scade 70 anni dopo la morte dell’autore (e, nel caso ci fossero più autori, 70 anni dopo la morte dell’ultimo sopravvissuto tra essi). Questo significa che opere che de facto sono parte della nostra cultura necessiteranno ancora di molti anni prima di diventare liberamente riproducibili.
Facciamo qualche esempio: i libri di Orwell diventeranno di pubblico dominio solo nel 2021, le canzoni di De André nel 2070, quelle di Michael Jackson nel 2080. Per fare una cover di De André, anche se non vi è alcuna intenzione di registrarla o redistribuirla, è necessario chiedere il permesso alla SIAE e, naturalmente, pagare, così come per stampare qualche pagina di 1984, anche senza fini di lucro, è necessario fare un accordo con l’editore.
L’etica della condivisione ai tempi di Facebook
Come tutti saprete, al momento Facebook è il social network con più utenti, nonché il secondo sito web più visitato al mondo, preceduto esclusivamente da google.com. Proprio per via della sua popolarità ci risulta comodo prenderlo come esempio, ma quanto segue è valido per qualsiasi social network. Ogni giorno milioni di persone cliccano sul pulsante “Condividi” per mostrare ai propri amici e conoscenti qualcosa che hanno trovato interessante, magari una pagina web o un video su YouTube, ma ciò che condividono appartiene realmente a loro? Cosa è la condivisione, cosa vuol dire veramente condividere?
Condividere vuol dire “avere in comune con altri” (Devoto-Oli, 2007), quindi si tratta di avere, di possedere qualcosa, e di metterlo in comune con gli altri. Wikipedia è un ottimo esempio di condivisione del sapere: chiunque è libero di mettere a disposizione degli altri la propria conoscenza, ma questo cosa c’entra con il bottone di Facebook? Assolutamente nulla.



