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6 settembre 2011

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Manovra economica e software libero
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Approfittiamo dello sciopero generale di oggi per parlare dei risparmi e dei vantaggi che può portare il software libero alla pubblica amministrazione.

Attualmente lo Stato spende più di due miliardi di euro all’anno per comprare software proprietari: tutti soldi che in tempi di crisi tornerebbero comodi. Ormai molte Asl (Bologna o Ferrara) e comuni hanno deciso di passare alle alternative libere (Verona e Bologna), addirittura intere regioni (Puglia). Il guadagno non è solo di tipo economico: la pubblica amministrazione diventa più indipendente, nessun cambiamento di programma renderà i dati illeggibili, nessuno verrà mai a ricattarti (come Microsoft fece con i governi del sud America). Senza contare che le scuole stanno spendendo soldi in licenze per programmi che rendono i computer lenti e obsoleti, insegnando alle giovani menti ad utilizzare programmi proprietari.

Cosa si potrebbe fare?

Gestire la migrazione a livello nazionale di tutte le pubbliche amministrazioni al software libero permetterebbe un abbattimento dei costi dovuti alla migrazione, e la creazione di una banca dati comune con la quale tutti gli enti pubblici e i cittadini possano dialogare, azzerando la carta ed evitando ogni tipo di costosa e inefficiente frammentazione. In Italia ci sono comuni i cui confini non combaciano con quelli del comune vicino, non sanno che tubi passano sotto una strada, non hanno le planimetrie di intere scuole, o una mappa che indica la posizione dei lampioni.

Gestire tutte queste informazioni in maniera unitaria, permetterebbe anche di analizzare in maniera utile questi dati, per rispondere a domande come: quale zona della città ha un rapporto tra popolazione e distanza dal primo mezzo pubblico maggiore? Quali fattori hanno in comune i quartieri con il maggior tasso di criminalità? Qual è lo stato delle risorse idriche, e come vengono utilizzate?

Il software libero potrebbe essere non solo un modo per risparmiare e avere un migliore servizio, ma anche un modo per ripensare l’intera gestione dei dati, all’insegna dell’efficienza, della qualità della vita e dell’eguaglianza sociale, rendendo il cittadino attivo e non più semplice fruitore di un servizio, strada già intrapresa dal Comune di Udine.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Iniziamo a investire nel nostro futuro partendo dai giovani: in Italia esiste Dossier Scuola, utile manuale per comprendere come e perché una scuola può e dovrebbe passare al software libero.

 

Ulteriori informazioni presso: Una “manovra” con il software libero

[Edit Box] 07/09/11 – L’utente Bob ci ha fatto presente che purtroppo la soluzione adottata dal comune di Udine è proprietaria e priva di API.

13 Commenti
  1. set 6 2011

    sarebbe davvero un’ottima idea; peccato che spesso si veda in tv il politico italiano di turno (ricordo Prodi, ma anche qualcuno di questo governo) che stringe la mano (e accordi) con Bill Gates

  2. set 6 2011

    @kermitilrospo: Sembra quasi che le realta regionali, provinciali e comunali, tendano a funzionare meglio da questo punto di vista. Nedanfor ed io stiamo pensando di fare una campagna opposta a “Caro Candidato”, che consisterebbe nell’accogliere le segnalazioni da tutta Italia di accordi e progetti relativi ai contratti che hanno a che fare col software libero (o con quello chiuso), in modo da poter vedere chi ha fatto cosa, dove e quando.

  3. Andbax
    set 6 2011

    Vi segnalo anche questo: preso pari pari da una mail della provincia in questione.

    NOTA BENE : Conformemente alle indicazioni dell’Unione Europea, i documenti prodotti dalla Provincia di Forlì-Cesena sono in formato “Open Office”. Per poterli consultare è sufficiente scaricare gratuitamente il pacchetto al seguente link: http://it.openoffice.org/

  4. amonpaike
    set 6 2011

    i tempi sono maturi

  5. set 6 2011

    @Andbax: Grazie per la segnalazione :)

  6. set 7 2011

    Piccola nota critica: in questo contesto la citazione all’esperienza di Udine e’ fuori luogo, in quanto basata su una piattaforma (ePart) non solo closed source ma anche priva di ogni genere di API di accesso e che al comune stesso costa qualche decina di migliaia di euro (sul sito non lo trovi scritto, quando la notizia e’ uscita un amico che lavora al Comune di Torino si e’ documentato).
    Una nota piu’ dettagliata in merito -> http://madbob.wordpress.com/2011/08/05/cosa-e-come/

  7. set 7 2011

    @Bob: Grazie per la precisazione, non ne ero a conoscenza. Ho provveduto ad aggiungere questa nota all’articolo.
    Tra l’altro il fatto che sia sprovvisto di API mi lascia sbalordito. Se l’obiettivo è comunicare col cittadino, una delle prime cose che mi viene in mente è sviluppare una applicazione per cellulari, così da poter utilizzare anche la geolocalizzazione. Che storia strana :)

  8. liberty
    set 7 2011

    Open Source?! Rinnunciare a tutto il magna, magna con i contratti a sorgente chiuso?! Ti devi essere rincoglionito al improvviso.

  9. set 7 2011

    @liberty: Alcune realtà di questo tipo ci sono già. Perché non sperare? :)

  10. set 8 2011

    “ci sono Comuni che non sanno che tubi passano sotto una strada, non hanno le planimetrie di intere scuole, o una mappa che indica la posizione dei lampioni.”

    Vero, ma l’uso o meno di software libero quanta differenza farebbe in quei casi? O meglio: sicuramente se si usasse solo software libero nelle PA sarebbe un bene, ma da lì a dire che certi problemi ci sono perchè il software non è libero c’è un abisso. Vedi quanto scrivevo a proposito della proposta sul software libero di sbilanciamoci

    buon lavoro,
    Marco

  11. set 8 2011

    @M. Fioretti: No, non dico che il software libero porterebbe a questo, ovviamente è solo un possibile mezzo. Dico solo che ripensare alla struttura del proprio sistema informatica potrebbe aiutare a fermarsi un secondo e a chiedersi come gestire meglio i dati.
    Come dire: non è che togliere l’amianto dai tetti faccia produrre energia solare, ma molti approfittano dell’occasione per installare un pannello fotovoltaico.
    Non è un caso secondo me che i comuni più aperti nei confronti del software libero spesso abbiano una gestione dei dati geografici migliore.

    Per quanto riguarda il tuo articolo mi permetto solo di fare una precisazione: la migrazione alle nuove versioni di Microsoft Office obbliga comunque a formare il personale: tanto vale usare Libreoffice e fare un corso ben più semplice. Sempre della serie: “già che ci siamo, tanto vale approfittarne…”

  12. set 16 2011

    @Bob: a proposito di ePart a Udine e del fatto che non è aperto, vedi http://stop.zona-m.net/it/2011/09/epart-a-udine-utile-ma-non-aperto-perche/

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  1. Frande » Liberiamo la scuola!

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